Mauro Maffezzoni, Remixing, 22 ottobre – 20 novembre 2015.

Maffezzoni è attratto da sempre dalla catalogazione degli oggetti con cui interagisce – cioè, dalla mappatura del reale – in un titanico tentativo di reinterpretare attraverso il proprio segno ogni cosa che i suoi occhi registrano, che le sue mani toccano. Operazione iniziata molti anni fa e già testimoniata nella mostra Tutto nello spazio torinese di Via degli Artisti, allora spazio di ricerca condiviso nella direzione di Piercarlo Borgogno con Giancarlo Norese, e ora project-room dello spazioborgogno co-diretto insieme a Guido Santandrea e Astrid Korporaal nel progetto Almanac Inn. Le opere di Mauro Maffezzoni presenti in mostra non sono solo dei dipinti: sono anche dei remix. Prendendo come punto di partenza opere della storia dell’arte e della cultura visiva in generale, dall’arte antica alla più contemporanea, dal Bronzino a Jeff Koons, o anche dalle iconiche fotografie di Helmut Newton, l’artista non solo reinterpreta, ma sovrappone stili – li re-mixa – creando in questo modo, su una composizione spesso famosa e ancora riconoscibile, una nuova e personale versione. Spesso l’artista sceglie non tutta l’opera ma solo un dettaglio di un quadro, e lo ingrandisce in una sorta di close-up pittorico. Altre volte sceglie non delle opere definite, ma dei topoi, dei temi riconducibili a un movimento o stile, come l’astrazione geometrica o la natura morta; e su alcune tele che riprendono artisti fra i più dissimili, come Goya o Manet, applica il dripping di Pollock. Il modo in cui vengono installate le opere è sicuramente anche parte importante dell’idea di remix: queste non sono state concepite per l’ascetico contenitore white cube, ma piuttosto per essere installate come in una quadreria ottocentesca; oppure appoggiate direttamente sulla superficie del pavimento senza telaio, conducendo lo spettatore ad uno sguardo dall’alto, passeggiando intorno ad esse, o ancora sovrapposte l’una sull’altra, da sfogliare come fogli di un libro. Senza dubbi una certa carica di gioco e ironia non sono escluse da questo lavoro, che evidenzia una ricerca colta sulla storia dell’arte, ma allo stesso tempo include una dimensione desacralizzante nelle sue possibilità di fruizione.

Mauro Maffezzoni (Rovereto, 1960) è pittore e scultore, ha studiato con Luciano Fabro, e presentato il suo lavoro in numerose mostre personali e collettive, tra cui si possono distaccare: L’origine del mondo, palazzo Trecchi, Maleo (Lodi); Mauro Maffezzoni in occasione dello spettacolo dei Momix “Alchemy”, teatro nuovo Milano; Painting shuffle, galleria Luisa Delle Piane, Milano, a cura di Alessandra Galasso; Principio di esistenza, Galleria Neon, Bologna, con testo di Marco Senaldi; Painting codes, Museo d’arte contemporanea, Monfalcone (UD), a cura di Andrea Brucciati e Alessandra Galasso; Periscopio, Palazzo delle Stelline, Milano, a cura di Francesco Tedeschi, Paolo Campiglio e Angela Madesani; Conoscere, Viafarini, Milano, a cura di Alessandra Galletta; e Biennale di Venezia, sezione arte tecnologia informatica, a cura di Maurizio Calvesi presente come componente del gruppo MIDA. Vive e lavora a Milano e Cremona.

22 ottobre – 20 novembre 2015