Massimo Uberti, Giovedì 4 Giugno, ore 18.30

All’interno della mostra

WITNESS YOUR WORLD di Leroy Brothers,

spazioborgogno presenta

Massimo Uberti

Giovedì 4 Giugno 2015, ore 18.30

Nel lavoro di Massimo Uberti l’attenzione alla dimensione spaziale dell’abitare è una costante: sedie, tavoli, scale, librerie, impianti architettonici sono trasformati in figurine luminose; mura sottili, dal perimetro “lucente”, edifici leggeri, come svuotati, la cui es- senza è segnata dalla luce. Forme essenziali che fanno riflettere sulla contemporaneità. La materia fredda del tubo luminoso al neon è il segno potente con cui l’artista traccia nello spazio architetture di luce. Spazi sottratti alla loro fisicità divengono luoghi fluidi irreali. Tra sottrazione e immaginazione, spazi utopici che si aprono alla fantasia personale e collettiva.

“Il neon è l’unico materiale – spiega l’artista – che mi consente di disegnare nello spazio come fosse una matita luminosa. Per il momento è l’unico materiale che può emettere luce a 360°; altre e più sofisticate tecnologie hanno ancora una parte in ombra, quindi il mio strumento migliore, il più luminoso”. “Abitare (1999) è il titolo del mio primo lavoro al neon (precedentemente esposto all’Università Bocconi di Milano); da lì in poi è stato un continuo costruire luoghi per abitanti poetici .

Mi piace realizzare architetture di luce. Come per tutti i pittori dall’inizio della storia, la luce è fondamentale per il mio lavoro. Io impiego i tubi al neon per costruire spazi da sogno, che ci permettono di riflettere, attività fondamentale per tutti noi.”. Il nucleo della filosofia di Uberti è il processo di riduzione. I suoi sforzi sono quasi sempre diretti a ridurre le sue opere alla loro essenza, producendo immagini con neon nudi e strutture minimali.

Ancora le parole dell’artista che descrive il lavoro Spazio Amato, un’installazione luminosa profondamente conseguente a questo lavoro Abitare che oggi presentiamo nell’ambito della mostra dei Leroy Brothers:

Ho appena buttato nel cassonetto dell’immondizia decine di disegni, di appunti e qualche progetto che probabilmente, fossi stato prudente, avrei conservato e trasformato in lavori, ma ho bisogno di vedere nuovo spazio e me ne sono liberato. Ora il mio studio è completamente vuoto e mi sento a casa. Lo spazio della pittura è nuovamente sgombro e posso decidere di varcarne la soglia, ma non subito; per qualche istante assaporo ancora l’oppor- tunità di avere dello spazio vuoto.

Nessun peso o incombenza si mostra al mio sguardo, mi sento bene. Vedo! Adesso nuove immagini si affacceranno e questo mi provoca eccitazione. Fatico non poco a trattenermi, ma devo resistere, devo stare calmo: gesti incauti in questo momento d’assenza di gravità possono compromettere tutto. La magia privata di questo vuoto resiste alcuni istanti, attimi in cui nessun segnale è attivo, solo io e questo spazio luminoso attorno a me. Resto immobile per quanto possibile, ma stare fermo non è semplice e, poco dopo, inizio a muovermi e ci finisco dentro. Parto. Al mio ritorno scopro con stupore che nello studio sono comparsi nuovi progetti e nuove immagini, cosa faccio? Attendo? No. Me ne vado e provo a dormire ma mi sveglio presto, ritorno in studio e scopro che il cassonetto di fronte è di nuovo vuoto … non resisto, sento la necessità impellente di buttare tutto. Lo faccio. Rivedo lo spazio amato. Riparto.

Massimo Uberti nasce a Brescia nel 1946, diplomato all’accademia di Brera, vive e lavora a. Milano.